Cara posta del cuore,
ho sognato l’Italia e ho fatto la prima Costituzione. Tante delusioni le ho già avute, in vita e pure dopo, ma non sono mancate le soddisfazioni. Di eredi buoni, alla fine, ne ho avuti anch’io. Coi loro pregi e difetti, sia chiaro, ma pur sempre dei Re: chi l’Italia l’ha fatta davvero, chi l’ha governata con capacità non sempre degne del blasone portato, ma questo si mette in conto in ogni regale dinastia. Il mio disincanto mi ha comunque permesso di riposare in pace, nei secoli dei secoli. Ma ecco che, pochi giorni or sono, vengo destato da un gran mal di stomaco, come non ne avevo mai provati. Non avrei mai potuto immagine che si potesse arrivare a tanto:vedo il mio ultimo erede sgallettare come una qualunque soubrette su un palcoscenico di lustrini, lo sento gracchiare versi sconnessi con piglio tutt’altro che principesco. “Italia amore mio”, cantava il principe, con a fianco un nano che, mi pare, si chiami Pupo. Forse non a caso. Tutto credevo di aver visto, ma il Principe e il Pupo, ebbene, quello almeno me lo si poteva risparmiare.
Sua Altezza Carlo Alberto Amedeo di Savoia detto Il Magnanimo
Maestà,
dati i miei ben più miseri natali, non posso neppure immaginare il vostro dolore e la vostra vergogna. Però, su un punto non ho dubbi. Se è vero che è ingiusto far ricadere le colpe dei padri sui figli, bisognerebbe però pensare anche a quei figli che fanno ricadere le proprie sciocchezze su illustri avi. I miei rispetti e omaggi. E condoglianze. Per tutto.
